Notizie false, vere fregature
Casini, Fini e Montezemolo si sono messi a inseguire la falsa notizia di un Monti-bis, con il fiuto per la segatura e per le vere fregature che contraddistingue certi politici e mezzi politici, che ormai vivono di dichiarazioni & mèches mediatiche. Li avevamo caldamente sconsigliati, esercitando la modesta sapienza degli osservatori. Monti non può che dire quanto sarebbe disponibile a servire la patria in caso la cosa si renda necessaria, in particolare all’estero e davanti a domande di platee mercantili ansiose del futuro di un paese ad alto rischio finanziario da debito. Leggi Con poche sentite parole Monti e Napolitano si liberano dei parassiti
17 AGO 20

Casini, Fini e Montezemolo si sono messi a inseguire la falsa notizia di un Monti-bis, con il fiuto per la segatura e per le vere fregature che contraddistingue certi politici e mezzi politici, che ormai vivono di dichiarazioni & mèches mediatiche. Li avevamo caldamente sconsigliati, esercitando la modesta sapienza degli osservatori. Monti non può che dire quanto sarebbe disponibile a servire la patria in caso la cosa si renda necessaria, in particolare all’estero e davanti a domande di platee mercantili ansiose del futuro di un paese ad alto rischio finanziario da debito. Se a New York accenna a particolari circostanze, che giustificherebbero un suo richiamo a Palazzo Chigi, è chiaro che mostra una disponibilità ovvia al servizio pubblico, non sta aprendo surrettiziamente a una riedizione del governo da lui presieduto, con una nuova e altrettanto strana maggioranza da comporsi dopo le elezioni della primavera del 2013, come se le elezioni siano in calendario per burla o per sport. Men che meno sta autorizzando la formazione di un partito o di una lista Monti che sarebbero il funerale del montismo. Non appena i parassiti dell’area centrista, incapaci di definire una leadership e una proposta di governo e programma, anche nel segno di continuità con questo esecutivo di emergenza e transitorio, hanno deciso di usare il nome del presidente del Consiglio tecnocrate come “sigla elettorale” (la definizione, perfetta, è di Corrado Passera), Monti ha spazzato via le ambiguità nelle quali si era avidamente tuffato l’intero sistema di media & politica parlando di sé al passato, almeno nel ruolo di capo dell’esecutivo, e ha detto a Milano che lascerà ad altri con le elezioni la guida di una paese che spera di aver rasserenato contro ogni rassegnazione. Ora il Giornalista Collettivo, che già parla maliziosamente di retromarcia, riavvicinerà il microfono alla bocca dell’ex rettore della Bocconi, e gli domanderà se intenda proprio dire di no nel caso sia richiamato in servizio per una nuova emergenza politica (risultato nullo delle elezioni, crisi finanziaria drammatica); a quel punto Monti sarà fair, dirà che è disponibile a fare quel che è necessario, e ripartirà il tormentone del Monti-bis, il tormentone del banale e dell’ovvio.
Speculano su Monti dopo le elezioni coloro che vogliono parassitariamente usarlo prima delle elezioni, come formula acchiappavoti. E lo fanno in modo grossolano. E’ un modo sicuro per deformare strumentalmente e offuscare il senso dell’operazione a tempo varata nel novembre scorso, con il consenso di Berlusconi Bersani e Casini, da Giorgio Napolitano. Quell’operazione avrebbe dovuto comprare tempo per una evoluzione virtuosa della politica, piagata dal “fronte dell’intolleranza” fra destra e sinistra evocato da Monti sempre ieri a Milano. Non è successo. Siamo fermi. I partiti non hanno il coraggio dell’unità nazionale né quello di una competizione seria tra progressisti e conservatori, nel segno comune del riformismo su programmi alternativi. E allora Monti è usato come una maschera della pantomima centrista. Con il rischio del suo snaturamento, e il suo evidente fastidio.